IL SEGRETO DEL PRINCIPE

La perla mancante all'Ermitage

 di Ernesto Solari

PRESENTAZIONE

Una storia intricata e avvincente, questa narrata da Ernesto Solari ne Il segreto del principe: un “giallo” che, come si addice a una narrazione di tal fatta, istituzionalmente ruota intorno a un misterioso dipinto dalla vita quanto mai avventurosa, giunto in Italia e qui dimenticato da alcuni rappresentanti della corte dello Zar Nicola II, e intorno al quale si intrecciano storie che coinvolgono numerosi personaggi anche importanti, come lo scrittore di origine ebraica Guido da Verona, che anche a causa delle persecuzioni razziali del 1938  terminò la sua vita suicidandosi.

La storia, che si basa su un rigoroso canovaccio storico liberamente romanzato, ha fra i suoi principali protagonisti una giovane principessa russa, inviata in Italia dalla Zarina alla ricerca di un dipinto che, con molta probabilità, avrebbe dovuto essere destinato all' Ermitage di San Pietroburgo, ma che a causa della rivoluzione d'ottobre e del conseguente assassinio della famiglia imperiale,  non giunse mai a destinazione finendo per restare nel nostro paese diventando per questo protagonista di una serie di vicende complicate e ricche di misteri e colpi di scena, che si svolgono a largo raggio e in uno spazio-tempo molto dilatati, a tal punto che si stenta a credere nella sua veridicità, inducendo a pensare che si tratti di una storia totalmente inventata.

Il risultato è una ricerca inappagata e frustrante che gioca sull’effetto di sospensione, sull’effetto sorpresa, sull’attesa, in una struttura narrativa sapientemente divagante e digressiva, giocata tutta su misteriose corrispondenze anche numerologiche, quali sono care all’autore.

Tra scomparsa, tentativi di ricupero, depistaggi e agnizioni, per questa ragione la vicenda del quadro, intorno a cui, in un gioco tra ragione e irrazionalità, si accanisce quella che in termini di narratologia si definisce la quête, l’inchiesta, ossia la ricerca e identificazione della sua paternità, a poco a poco, nel corso della narrazione, finisce per diventare secondaria,  e il racconto va ben oltre la “fabula”, per rivelarsi un puro pretesto narrativo, quasi una metafora per rappresentare un cammino alla ricerca di un qualcosa, di sé soprattutto, da parte di ogni individuo (se non, da parte dello scrittore, che è in proprio anche soprattutto pittore-filosofo, per mettere a fuoco gli statuti stessi della propria ricerca artistica e umana): un itinerarium mentis, come l’avrebbero chiamato i filosofi della Scolastica, destinato a non approdare mai a una vera sintesi e soluzione.

Letta in questa chiave, soprattutto quest’ultima, il romanzo diventa così qualcosa di più intrigante e significativo, qualcosa da leggere attentamente, spostando l’attenzione sull’oggi dell’autore nella sua essenza e nel suo valore. 

VINCENZO GUARRACINO

SINOSSI DEL LIBRO DI ERNESTO SOLARI

"IL MISTERO DEL PRINCIPE: La perla mancante dell'Ermitage"

Edito da Colibrì - Via Coti Zelati, 49 – 20037 Paderno Dugnano (Mi)   colibri2000@libero.it  www.colibriedizioni.it

IL LIBRO IN FORMATO 25X16 AVRA' 208 PAGINE CON UN CENTINAIO DI ILLUSTRAZIONI FRA CUI 1/16° A COLORI

Protagonista di questa storia romanzata dal titolo "IL SEGRETO DEL PRINCIPE: La perla mancante dell'Ermitage", è un’opera d’arte che ho avuto l'occasione di esaminare e il cui studio, strada facendo, mi ha portato a conoscere un’intricata sequenza di eventi ad essa legati.

Si tratta di un dipinto di cui ho avuto la possibilità di effettuare, seppur parzialmente, una attribuzione di paternità al pittore di scuola bolognese Domenichino; a distanza di tempo dal “nostro primo incontro”, posso affermare che a esso è legata una storia vera, dai risvolti apparentemente irreali, che si è dipanata in diversi tempi passati ma con profondi riflessi sull'oggi.

La vicenda, intrigante e appassionante, che ha visto coinvolti personaggi noti ma allo stesso tempo avvolti in un alone di mistero, ha saputo suscitare in me un interesse quasi morboso fin dai primi istanti.

Fra i protagonisti, ad esempio, è lo scrittore di origine ebraica Guido da Verona che, a causa della repressione razziale del 1938, scelse quale terribile risposta agli imminenti rischi, il suicidio. Guido ebbe occasione di conoscere a Roma una Principessa Russa che, assieme ad un'amica, era giunta in Italia per volere dello Zar Nicola II con lo scopo di acquistare e trasferire in Russia un dipinto di scuola Bolognese che avrebbe dovuto colmare una lacuna nella collezione dell'Ermitage.

Quel dipinto però non è mai giunto a corte.....

Guido e le due signore iniziano ad indagare sui misteriosi retroscena, con la collaborazione di figure note o meno note ma comunque di grande interesse, ricerca che scaturirà perfino in un fatto di sangue legato alla proprietà del dipinto, un'opera  di grande pregio che in modo alquanto rocambolesco diventò proprietà del famoso alchimista napoletano, Principe di Sansevero che diventa così uno dei protagonisti più inquietanti di questo giallo.

Tra vicende amorose e viaggi in varie località di una splendida Italia, il destino riserverà  loro un triste epilogo con l'abbandono del quadro al proprio oscuro destino.

Sarà poi il sottoscritto a dover sostituire i tre "detective" nel prosieguo delle indagini ed a scoprire quale misteriosa vicenda si celava dietro a quel misterioso fatto di sangue e a quell'opera d'arte che era stata abbandonata in anonimo deposito presso un hotel della Brianza e che ha rivisto la luce 25 anni dopo.

Ho pensato di chiamare questo percorso narrativo "l'ordito dei primari" perchè è composto da tre fili di colore giallo, rosso e blu, che si intrecciano fra loro creando la misteriosa storia romanzata di questo libro.

Il risultato sarà  la sintesi di questi tre colori, che mescolati fra loro potranno dare, quale risultato, il tutto o il niente, il bianco o il nero, l'yin o yang, l'unione degli opposti......l'uno + uno, l'undici (11) e proprio a questo numero si legano, in parallelo al filo conduttore del romanzo, le vicende strettamente personali e famigliari dell'autore ed il complesso rapporto col padre, un padre definito "ombra" che si rispecchia in quell'ombra presente sullo dipinto protagonista della storia.

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