I 500 ANNI DELLA COLLEZIONE DI RITRATTI

DI PAOLO GIOVIO:

1521-2021

LA MIA COLLEZIONE DI RITRATTI QUALE OMAGGIO

ALL'IDEA DEL MUSEUM DELL'ILLUSTRE COMASCO P.GIOVIO        

 "LA MIA GALLERIA DI 700 RITRATTI"                      

 

PAOLO GIOVIO: I Ritratti degli uomini illustri

 

Cinquecento anni fa Paolo Giovio iniziava a collezionare ritratti di famosi letterati, poeti e filosofi, mentre si trovava a Firenze al seguito di Giulio de' Medici. Ai letterati si aggiunsero condottieri, uomini d'Arme, regnanti, Papi e potenti del suo tempo e dell'antichità, da Alessandro Magno e Romolo a Carlo V e Francesco I, comprendento anche sultani ottomani e principi orientali. Giovio stesso nella dedica a Cosimo I del libro VII degli Elogia virorum bellica virtute illustrium, pubblicati nel 1551, scrive: «nel procurarmi questa raccolta di tanti ritratti, per trent’anni, acceso da un’instinguibile curiosità, non ho limitato né zelo né spesa».

Nella lettera a Mario Equicola «Ex Florentia, 28 Augusti 1521», dichiara anche la funzione di tale raccolta: «tramite l’emulazione del loro esempio gli onesti tra i mortali possano essere infiammati dalla ambizione di gloria». Per Giovio era importante che fossero per quanto possibile eseguiti dal vero, per cui li richiedeva spesso direttamente alle famiglie nel caso dei contemporanei, mentre per gli antichi richiedeva ai pittori che copiassero da monete e statue autentiche. Poiché l'interesse di Giovio era sostanzialmente nel soggetto, e non nello stile pittorico, un notevole numero di ritratti che figuravano nella collezione del Museo era costituita da copie di originali o comunque eseguite da pittori di modesta qualità artistica, ma non mancavano le eccezioni. Fra i molti esemplari, vi erano:

·le copie che Raffaello aveva fatto eseguire dai suoi allievi degli affreschi eseguiti dal Bramantino nella Stanza di Eliodoro, prima che venissero cancellati

·la riproduzione della serie di undici ritratti di sultani ottomani, venduta a Marsiglia dal corsaro Khayr al-Din, detto il Barbarossa, ammiraglio della flotta ottomana

·una eccezionale collezione di ritratti eseguiti da Tiziano: il Ritratto di Ippolito de' MediciFrancesco Maria della Rovere duca di Urbino, Daniele Barbaro, il doge Andrea GrittiVincenzo Cappello e l’Aretino.

·di mano del Bronzino, il Ritratto di Cosimo I de’ Medici e il Ritratto di Andrea Doria nelle vesti di Nettuno.

·         «La villa Museo era stata  costruita proprio sulle rovine della villa di Plinio (...) Giù nelle acque profonde, quando il lago, distendendo dolcemente la superficie vitrea, è calmo e trasparente, si vedono marmi squadrati, tronchi enormi di colonne, piramidi consunte che prima decoravano l'ingresso del molo falcato, davanti al porto.».

Fu con molta probabilità Erasmo da Rotterdam, negli anni 1523/1524, ad usare per primo il termine greco Museion per designare un piccolo studio adibito alla lettura dei codici (Convivium religiosum): idea che influì sull' idea del Giovio,  attraverso il fratello Benedetto che di Erasmo fu corrispondente.   Il Giovio utilizzò così il termine "Museo" per identificare il luogo dove conservare la sua collezione. Già nel 1532, infatti, in una lettera redatta dal medesimo Benedetto, quest'ultimo usa il vocabolo museion a proposito del palazzo di famiglia, in cui ospitare la raccolta.

Tuttavia,«nella realizzazione del musaeum Paolo Giovio va oltre Erasmo: il significato nuovo che riempie il termine antico è quello di un luogo di studio cui si unisce una collezione di ritratti di uomini illustri, della storia passata e della contemporanea, senza preclusioni d'ordine etnico o religioso, non più legati alla vicenda individuale del proprietario, e ciascuno dei quali è integrato da un testo biografico, che in molti casi al ritratto esplicitamente rimanda».

A seguito della sua morte nel 1552, la vastissima collezione fu dispersa tra numerosi eredi. Si ritiene che gli esemplari fossero oltre quattrocento. È stato possibile in seguito ricostruire la galleria in quanto, divenuta celebre tra i contemporanei alla metà del Cinquecento, ne furono commissionate numerose copie. La più celebre e ampia opera di copia fu commissionata nel 1552, da parte del duca di Firenze Cosimo I de' Medici, al pittore Cristofano dell'Altissimo che si trasferì a Como per eseguire le repliche. Il pittore eseguì oltre 240 dipinti che oggi sono ospitati nei corridoi monumentali della Galleria degli Uffizi di Firenze.

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